
per le nostre farfalle la letteratura ci offre idee e immagini, eccone alcune:
“La farfalla, è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che… era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile…
Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli…
È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno… È un simbolo dell’anima…”
(Hermann Hesse)
Jules Renard con la grazia seduttiva dei francesi la ha descritta così: “La farfalla: un biglietto amoroso piegato in due che cerca l’indirizzo di un fiore”.
E il grande poeta dell’amore, John Keats, sognava: “Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere.”
“Ma la suggestione delle farfalle non nasce solo dai colori e dalla simmetria: vi concorrono motivi più profondi. Non le definiremmo altrettanto belle se non volassero, o se volassero diritte come le api, o se pungessero, o soprattutto se non attraversassero il mistero conturbante della metamorfosi: quest’ultima assume ai nostri occhi il valore di una messaggio mal decifrato, di un simbolo e di un segno. Primo Levi
Per non cadere nell’ovvietà del farfallone amoroso, ecco Nathaniel Hawthorne: “La felicità è come una farfalla: se l’insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te.”
Allora, ecco le farfalle da lasciar posare sul collo, e contro la gravità loro volano verso le clavicole!